Il territorio è parte della media valle del fiume Volturno, che lo attraversa in pianura, e fa parte della Comunità Montana del Matese e dell’omonimo Parco Regionale per la presenza di una vasta area montuosa a nord, da cui è visibile gran parte della Terra di Lavoro, sino al mare. Due corsi d’acqua a carattere torrentizio, che in passato hanno causato anche notevoli alluvioni, attraversano il centro abitato e si portano al fiume. In pianura sono presenti notevoli sorgenti d’acqua e terreni coltivati a cereali e pascoli.
Nell’area montana, dovuta a calcari dolomitici, la vegetazione a quote basse è composta da latifoglie decidue, querceti e qualche castagneto, mentre intorno ai 1000 metri di quota si sviluppano le faggete. Nel sottobosco, oltre ai funghi e ai rari tartufi, sono presenti il ginepro, l’agrifoglio, alcune orchidee ed erbe aromatiche quali l’origano e la genziana. Della fauna, ormai molto ridotta rispetto al passato, si ricorda la presenza del cinghiale, del tasso, della martora, del falco pellegrino, del gufo, dei scoiattoli a pelo nero e del lupo.
S. Angelo d’Alife, posto intorno ai 400 m di quota nel Parco Regionale del Matese, abbraccia un vasto territorio che va dalla pianura all’alta montagna della località Selvapiana. Il territorio è caratterizzato in pianura dalla viabilità che ricalca quella della centuriazione romana del I secolo a.C., pertinente all’antica colonia di Allifae. Qualche rinvenimento sporadico di epoca neolitica e notevoli necropoli del VII – IV secolo a.C. sono le tracce più antiche della frequentazione. In periodo altomedievale si sviluppò il culto di S.Michele nei pressi della grotta omonima, un inghiottitoio carsico sito ai piedi della collina.
Successivamente, tra X e XI secolo la popolazione si stabilì sulla cima della collina, a quota 535, ove furono costruite iniziali fortificazioni, potenziate dai Normanni agli inizi del XII. Il sito, noto come oppidum Sancti Angeli cognomento Rabicanum, sorto su un insediamento sannitico di cui si conservano tracce di mura megalitiche, nel 1135 era ben difeso dai Quarel-Drengot e fu attaccato da Ruggero II durante le lotte per l’annessione della contea alifana al regno di Sicilia. Riccardo di Ravecanina, e i figli Andrea di Ravecanina e Giovanni lottarono a lungo per il possesso del mastio e dell’intera contea.
La rocca di Ravecanina (come chiamata in seguito) o Rupe Canina, fu ristrutturata da Federico II, che l’assegnò ai cavalieri teutonici. Le vicende nel corso dei secoli XIV e XV furono legate alla proprietà dei Marzano, famiglia assegnataria del feudo. La popolazione all’inizio di quest’ultimo secolo abbandonò l’area scendendo in aree più pianeggianti e formando due agglomerati urbani sui versanti opposti della collina, dando vita agli attuali comuni di S. Angelo d’Alife e Raviscanina.
Dal 1927 al 1945 appartenne alla provincia di Benevento, a seguito della temporanea soppressione della provincia di Caserta in epoca fascista.
Fonte: Wikipedia
