Nasce per fenomeno carsico nel cuore del Matese, nel comune di Letino in località campo delle Secine, ad un’altitudine di 1.028 m s.l.m. con una temperatura di 8 °C. Dopo aver attraversato i comuni di Prata Sannita, Pratella e Ailano, affluisce nel fiume Volturno.
Lete (dal greco λανθάνω pron. lanthano, “essere nascosto, dimenticare”), è il fiume dell’oblio della mitologia greca e romana. Era originariamente il nome della figlia della dea Eris.
L’opera latina più famosa che ne parla è L’Eneide di Virgilio, nel VI libro, e le anime dei Campi Elisi vi si tuffano quando devono reincarnarsi dimenticando le vite passate, secondo la concezione pitagorica della metempsicosi. Le anime che per fato devono cercare un altro corpo, bevono sicure acque e lunghe dimenticanze sull’onda del fiume Lete (En., VI 714-715).
Esso è citato anche da Dante Alighieri nel Purgatorio: immagina che in questo fiume, situato nel paradiso terrestre, sul monte del Purgatorio, si lavino le anime purificate prima di salire in Paradiso, per dimenticare le loro colpe terrene. Dante lo chiama però Letè, per la sua difficoltà nel riconoscere gli accenti nei nomi di derivazione greca.
Se ne parla anche nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: nel Lete, infatti, il Tempo getta i velli (rappresentazioni della vita umana) a cui è legata una placca.
Il Lete ha un ruolo importante all’interno della tragedia goethiana del Faust, e ricorre spesso anche in poesie di Baudelaire.
Fonte: Wikipedia
